Lee Miller: In fashion

Un libro che esplora la vita di  Lee Miller: fotografa americana, musa di Man Ray, modella di successo per Vogue

Sicuramente Lee Miller non voleva essere ricordata come una modella. Approfittando di uno scandalo causato dall’uso della sua immagine per una pubblicità poco consona, alla fine degli anni ’20, dopo quattro stagioni di vita da copertina (compresa quella di Vogue scattata da George Lepape nel Marzo del 1927), decise di lasciare la sua città natale, New York, per Parigi. L’intenzione di questa giovane donna non era solo quella di andare ad assaporare la “belle epoque” francese: Lee desiderava seguire una passione che da sempre coltivava in famiglia, la fotografia.

In breve tempo divenne allieva, musa e amante di Man Ray, celebre fotografo surrealista. Entrata a far parte del movimento artistico, questa coraggiosa pioniera americana divenne intima amica di Pablo Picasso e Jean Cocteau. Quando nel 1932 decise di lasciare il “Maestro” per tornare negli Stati Uniti, aveva solo 25 anni ma questo non le impedì di aprire il suo Studio e di essere inclusa nella Modern European Photography exhibition della Julien Levy Gallery a New York.

Siglato il passaggio da modella a fotografa e consacrata come vera e propria artista, Lee Miller non potè che innamorarsi e convolare a nozze con Aziz Eloui Bey, businessman egiziano per amore del quale si trasferì al Cairo. Abbandonò quindi il suo studio, ma non l’amore per la macchina fotografica: sono di questo periodo gli scatti più rappresentativi del surrealismo come Portrait of Space. Quando, annoiata dalla vita egiziana, scelse di tornare a Parigi nel 1937, era ancora alla ricerca del suo destino. Lo trovò grazie al pittore e curatore surrealista Roland Penrose, che divenne il suo secondo marito e padre del suo unico figlio, Antony.

Con i primi bombardamenti della seconda guerra mondiale iniziò un nuovo percorso, poco battuto dalle donne dell’epoca che al massimo si reinventarono crocerossine: Lee Miller divenne fotoreporter e corrispondente di guerra per Vogue e per tutte le edizioni Condè Nast. Lavorò in coppia con David E. Scherman, rinomato fotografo di Life, ed è al loro sodalizio che si deve quel celebre scatto negli appartamenti di Hitler a Monaco, che racconta più di mille saggi di storia. Riuscì a documentare molti degli episodi più importanti e cruenti di quel triste capitolo del ‘900, ma una moltitudine di quegli istanti le rimasero “fotografati” nell’anima causandole una grave depressione cronica.

Nel 1947, con l’arrivo tardivo e inaspettato di un figlio, si trasferì con il marito in una fattoria dell’East Sussex in Inghilterra. “Farley Farm House” divenne così una sorta di mecca artistica, nella quale era possibile incontrare alcuni dei più importanti nomi dell’epoca: Picasso, Man Ray, Henry Moore, Max Ernst; ognuno di loro lasciò un segno su quella dimora, contribuendo a trasformarla in un museo curato dal figlio Antony perpetua la memoria della grande Lee Miller, celebrata nel libro di Becky E. Conekin “Lee Miller in Fashion”, una monografia che descrive la personalità della fotografa e musa americana attraverso 150 immagini iconiche.

Lee Miller in Fashion
di Becky E. Conekin
Thames & Hudson

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